6 dicembre 2006

DUE ANNI DOPO

Sono passati due anni, papà… Due anni in cui la mia vita è radicalmente cambiata, anche se non sono ancora uscito dal guado… Sto bene, stai tranquillo… ma è meglio che sia cambiata dopo la tua partenza per l’aldilà… Se tu lo avessi saputo stando nell’aldiquà porbabilmente avresti sofferto un po’… da lì dove sei immagino che ci sia una visuale diversa e sono certo che sei più tranquillo…

… 24 mesi… sembra ieri… E’ ovvio che mi manchi, anche se  non hai ancora mantenuto la promessa di darmi in sogno qualche numero del Lotto… Ti ricordi che me li fornivi quando eri qui? E qualche volta ho pure vinto… E io pensavo: "Preferirei che stesse bene, adesso. Per i numeri c’è sempre tempo". E tu mi avevi letto nel pensiero: "Vediamo se riuscirò a darteli nei sogni, quando non ci sarò più" … E mi ricordavi quelli avuti proprio in sogno da non ricordo quale lontana parente, che ti fece vincere…

 Sorridevi. Io pure. In realtà non c’era mica tanto da ridere…

Anche se adesso un sorriso mi sfugge…

Ora mi viene in mente qualche episodio della mia infanzia con te. Sai qual è uno dei più riccorrenti?

E’ il ricordo di quella specie di gru che mi costruivi con una vecchia scatola di conserve dal fondo bucato. Poi costruivi un gancio …

… e una manovella di fil di ferro, attorno alla quale arrotolavi un po’ di spago.

Ed ecco una specie di gru, con la quale "sollevavo" soldatini, automobiline e altre cose … A un bimbo d’oggi forse quel giocattolo artigianale piacerebbe ancora, malgrado gli aggeggi ipertecnologici che ci sono in giro… Non credi?

Beh, ti abbraccio.

Ti voglio bene.

Salutami tutti lassù – la mamma, la zia, i nonni che ho conosciuto e quelli che non ho fatto in tempo a conoscere, i tuoi fratelli – e riferisci che voglio tanto bene anche a loro. Siate sereni. Baci

Marco


3 luglio 2006

Proverò  l’effetto terapeutico dei ricordi sereni risalenti a quando ero bambino …

 
 
Dunque… io e mio padre ci eravamo un po’ persi, dopo la scomparsa di mia madre, quand’ero un ragazzetto in procinto d’andare all’università .
 
… Negli anni… ci siamo ritrovati, soprattutto dopo che lui s’ammalò, sedici anni fa …
 
Nel senso che in quell’occasione mio padre aveva bisogno di me … c’eravamo lasciati in una situazione esattamente opposta, 25 anni prima…
 
Però, malgrado la sua latitanza, di lui ho ricordi dolci… legati all’infanzia …
 
 
Ricordo che aspettavo con trepidazione la domenica, quando s’andava “a pescare” …
 
Detto così, uno s’immagina una battuta di pesca al pesce spada, stile Hemingway…
 
 
Macché… andavamo su un lungo pontile di legno, in periferia… “armati” di due tozze canne da pesca col mulinello…
 
Mio padre tuttavia era molto scrupoloso…
 
Ascoltava, giuro, il bollettino dei naviganti alla radio, già tre giorni prima della fatidica domenica….
 
 
Ogni volta diceva: “Certo, se avessimo una barca a motore per andare al largo, allora sì !”.
Comunque la barca non c’è mai stata. Erano gli anni Sessanta e manco avevamo uno straccio di Fiat Seicento…
 
E allora? Si procedeva così: la sua bicicletta aveva un sellino piccolo inchiavardato sulla canna e due poggiapiedi (a misura di bimbo) sulle forcelle anteriori…
 
Le canne le legava con lo spago alla suddetta canna… il portapacchi a molla posteriore serviva per trasportare il cesto con ami, fili, piombini, retine, ecc…
 
 
Lungo la strada comprava un po’ di muscoli, come dalle mie parti si chiamano le cozze, che servivano per fare le esche …
 
 
Poi s’arrivava sul pontile di legno e si cominciava a pescare…
 
 
… si doveva combattere con certe vespe che adoravano la polpa dei muscoli e ci fregavano le esche…
I risultati? Prendevamo pesciolini piccoli (o al massimo medio-piccoli), qualche rara anguilla e i viscidi ghigioni, pesci quasi simpatici nella loro bruttezza (li chiamano anche ghiozzi) …
Infatti li ributtavamo in mare, dopo averli pescati … dato che  stavano sul fondo ed erano immangiabili …
 
… Tornati a casa mia madre ci guardava con compatimento (o meglio, guardava così soprattutto mio papà) e dava i pesci ai gatti… anche perché a me le spine dei pesci allora (e un po’ pure oggi) fanno senso… e mio padre non mangia pesce….
Così facevamo felici i gatti randagi del circondario…
 
… che comunque, se avessero potuto, ci avrebbero preso pure loro bonariamente per il culo …
 
Poi, divenuto un po’ più grande, diventai pure animalista (allora non si diceva così, ma iolo ero per vocazione) … vedere quei poveri pesci sfigati morire soffocati sul pontile di legno mi spiaceva un sacco… così da allora mi sono limitao a gurdarli, con la maschera …
 
 
… e così smisi di andare a pescare, anche perché sulla bici di mio padre non ci stavo più …
Oggi ho un dolce ricordo di quel viaggio di mezz’ora sulla bicicletta verde … sembrava non finire mai…
 
E osservavo i ragazzini come me lungo la strada, orgoglioso di poter pensare che loro, guardandomi, rimuginassero qualcosa come:
 
“Che bambino fortunato, sta andando a pescare con suo padre”.
 

6 dicembre 2005

CIAO PAPA’

SEI SCOMPARSO… ESATTAMENTE OGGI, UN ANNO FA …

MI MANCHI, PAPA’…

MOLTO DI PIU’ DI QUANTO POTESSI ASPETTARMI …

SARA’ BANALE DIRLO, MA SEI DENTRO DI ME.

HAI MESO RADICI DENTRO DI ME. TANTO.

NON ME L’ASPETTAVO, SONO SINCERO… EPPURE E’ COSI’.

E SONO CONTENTO CHE SIA COSI’ .

SII FELICE LASSU’.

E SALUTAMI LA MAMMA… 

:°-)*

VI VOGLIO BENE.

 COME SEMPRE D’ALTRONDE …


13 settembre 2005

Mio padre, Pietro Brando, classe 1921, aveva visto tutti i suoi amici

partire per la Grecia, per la Russia, per l’Africa, Non tornò quasi nessuno.

Lui riuscì a non partire subito per quelle mete "grazie" ad un’infezione a

un occhio. Così fu mandato in Savoia, nei territori francesi occupati dagli

italiani. Una situazione tranquilla, rispetto ad altre. L’8 settembre 1943,

dopo una notte di cammino, aveva raggiunto un avamposto italiano sulle Alpi.

Non trovò nessuno, tranne il cuoco. "C’è stato l’armistizio – gli disse – e

dobbiamo tornare a casa". Si mangiarono una po’ di pasta e poi ognuno andò

per la sua strada. Mio padre andò a piedi dalla Savoia a La Spezia, la sua

città d’origine, camminando per giorni nei boschi. In città non trovò la sua

famiglia, che era sfollata nell’entroterra per sfuggire ai bombardamenti.

Giunse nel paese, Bagnone, in cui s’erano rifugiati i genitori. Lì trovò

anche suo fratello gemello. Nel giro di pochi giorni capirono che avrebbero

dovuto unirsi ai primi partigiani, anche perché altrimenti sarebbero finiti

nelle milizie della Repubblica di Salò. Una sera decisero che la mattina

dopo sarebbero andati a cercare i gruppi partigiani sulle montagne. Ma nella

notte i tedeschi circondarono il paese e arrestarono tutti gli uomini.

Furono deportati i Germania, dove riuscirono a salvare la pelle fino alla

fine della guerra, quando furono liberati dalle truppe americane.


27 giugno 2005

LE SORPRESE

Beh, come iniziare….? ci penserò con calma… i ricordi che affiorano sono tanti… ma tanti … beh, mi viene in mente che una volta mi ha detto:

" Io sono tendenzialmente pessimista, così non rischio brutte sorprese"

Ricordo che pensai, sorridendo: pare una battuta di Woody Allen…

Pessimista lo era, eccome … E anche molto ipocondriaco.

Quella sua flosofia di vita non mi ispirava più di tanto.

Anche se a volte sono tentato di pensare che forse non aveva tutti i torti.

Diciamo che era un modo per affrontare la vita. Anche se la cura non può essere sempre quella.

Altrimenti…